Quando Joyce nel 2004 ci ha annunciato che stava organizzando un viaggio culturale ed
esperienziale in India, non abbiamo esitato ad aggiungerci alla lista dei passeggeri “Volo Milano
Malpensa - Trivandrum.”
Fu il nostro primo contatto dal vivo con l’India: un paese misterioso, radicato nelle
tradizioni, immerso nei colori, nelle contraddizioni e nella terra acre che la caratterizzano!
L’arricchimento spirituale e culturale che l’India ci ha regalato in questo viaggio è stato intenso e
profondo: massaggi ayurveda, riti, arte marziale, danze ci hanno trasmesso la sacralità per il corpo –
anima.
L’anno seguente decidemmo di ritornarci: un viaggio tra il Kerala e il Tamil Nadu; spostandoci in
auto e fermandoci in molti luoghi caratteristici, abbiamo potuto guardare negli occhi molte persone
dei villaggi sconosciuti, molti ragazzi, molti bambini.
In particolare, in un villaggio, abbiamo ricevuto un invito per partecipare al rito di benedizione:
abbiamo risposto che noi siamo cristiani e non indù e non volevamo invadere la loro bella festa. Ma
una donna , insistendo, ci disse che Dio è uno solo in tutto il mondo e che anche le nostre preghiere
sono per uno stesso Dio.
Non abbiamo più potuto rifiutare! All’interno del piccolo tempio, un’esperienza indimenticabile:
colori, canti, incenso, riso, fiori, parole… L’offerta in denaro non era accettata: solo un “profondo
inchino “ alla statua che festeggiavano e che per l’occasione era ornata con fiori, profumi, colori in
polvere e purificata con circa 20 litri d’olio di cocco.
Ma l’esperienza che ci ha accompagnato in questi anni e che ci ha condotto all’adozione
internazionale è stato l’incontro in riva all’Oceano Indiano all’Isola di Cocco in Kerala.
Incontrammo una famiglia indiana che passeggiava: una mamma con una bimba di circa 2 anni, e
un bimbo di 8 anni. Il bambino ci guarda incuriosito e noi lo salutiamo. In quel momento tutta la
famiglia si ferma e la mamma comincia un lungo discorso in malayalam (lingua ufficiale dello Stato
del Kerala); la fermiamo cercando di dire in inglese che non riuscivamo a capire nulla. Il bambino
lo dice alla mamma e da quel momento il figlio fa da interprete:
“La mamma dice di portare via in aereo mia sorella” E consegna in braccio a mio marito la bimba. “ No. Non possiamo!!!”
E lei:
“Si, portatatela via così crescerà e troverà un marito bianco”
La famiglia se ne va.
Noi rimaniamo con la bimba che piange disperatamente tra le braccia di mio marito; corriamo
dietro a loro e insistiamo dicendo che non è legale e che non ci è proprio possibile portala con noi
lontano. Mio marito pone la bimba alla sua mamma. Lei continua a parlare e consegna a me la
bimba: non esito a ridarla.
La donna mi guarda fissa negli occhi, dice qualcosa che non abbiamo mai saputo tradurre, mi tocca
la fronte e la pancia, sorride, abbassa il capo e se ne va. Mi piace pensare che quella mamma ha
posto nel mio grembo un seme spirituale per un bambino dell’India, una sorta di benedizione perché
gli dei potessero guardare a me.
Da quel momento accettai il desiderio di mio marito di iniziare un percorso di adozione
internazionale.
Ritornati a casa, chiamammo subito il Consultorio Familiare della nostra città e sperammo con tutto
il cuore che il giudice del Tribunale di Venezia , psicologa e assistente sociale potessero ascoltare
con il cuore il nostro desiderio di avere come figlio/a un bambino dell’India. (per la legge Italiana
non è possibile agli aspiranti genitori scegliere il sesso e il Paese di provenienza del minore).
Così fu.
L’amore per questo paese così contradditorio, strano e altrettanto essenziale e spirituale , ci ha
donato nostra figlia Megha (in sanscrito significa Nuvola) di 6 anni e mezzo, è nata nello stato del
Maharashtra (centro India): un dono speciale, unico. Non conosciamo la sua mamma biologica, ma
non finiremo mai di ringraziarla per aver scelto di far vivere Megha e permetterci di abbracciarla.
Megha è stata, così, partorita due volte: la prima dall’utero, la seconda da due cuori
contemporaneamente.
Due bisogni che s’intrecciano: il nostro , di diventare genitori e quello di Megha, di avere una
mamma e un papà.
Due mondi che uniscono: occidente e oriente; due pensieri diversi che si integrano; due odori
diversi che si compensano; due colori di pelle diversi che si fondono quotidianamente con amore
filiale; due mamme che riempiono la vita alla stessa bambina.
Marisa
Storia di un Bambino Adottato
C'erano due donne
che non si erano mai conosciute;
una non la ricordi,
l'altra la chiami mamma.
La prima ti ha dato la vita,
la seconda ti ha insegnato a viverla.
La prima ti ha creato
il bisogno d'amore,
la seconda era li per soddisfarlo.
Una ti ha dato la nazionalità
l'altra il nome.
Una il seme della crescita,
l'altra uno scopo.
Una ti ha creato emozioni,
l'altra ha colmato le tue paure.
Una ha visto il tuo primo sorriso,
l'altra ti ha asciugato le lacrime.
Una ti ha lasciato,
era tutto quello che poteva fare.
L'altra pregava per un bambino
e il Signore l'ha condotta a te.
E ora mi chiedi la perenne domanda:
eredità o ambiente,
da chi sono plasmato?
Da nessuno dei due,
solo da due diversi amori.
(Madre Teresa di Calcutta)