Progetto Brasile
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il libro di Joyce

 

B R A S I L E

Sono stata invitata in Brasile per insegnare una prima volta 11 anni fa dopo un incontro "casuale" avvenuto a Como, con una signora brasiliana, durante una giornata promossa dall'Unicef.
Con il passare del tempo sono stata sempre più catturata da questo paese enorme con problemi sociali grandissimi.
Adesso condivido ogni anno le danze in varie città per dare la possibilità alle persone che seguono questi incontri di inserirle nei loro progetti sociali. Viaggio tanto insieme a mio marito Aldo, vedo tanto, vorremmo essere d'aiuto anche se siamo consapevoli che quello che possiamo dare come singoli è solo una goccia nel mare.
Ogni anno organizzo una giornata di danza i cui proventi sono destinati ad un progetto.
Quest'anno, 2006,  l'incontro è fissato per il 10 dicembre a Milano. I soldi raccolti saranno destinati al progetto di cui potete leggere qui di seguito, sviluppato in una delle favelas più violente di Sao Paolo.
Saremo di nuovo in Brasile a partire dal 31 dicembre ed avremo occasione di incontrare le Suore del progetto e di consegnare loro il denaro raccolto.


Il Centro educativo "Santa Dorotea" è situato nel quartiere Parque Residencial Cocaia (zona di Grajaù) alla periferia sud di San Paolo del Brasile: una zona molto povera e con un alto indice di criminalità e di violenza. Le famiglie, per la maggior parte migranti da altri stati, per lo più dal nord-est, hanno un elevato numero di figli e la condizione, per se stessa precaria, è ulteriormente appesantita dal reddito molto basso. Tantissimi i casi in cui la mamma è capo-famiglia, per l’assenza della figura del padre.
La maggioranza delle donne (l’80% circa), costrette al lavoro fuori casa, impiega molto tempo per lo spostamento al luogo del lavoro (a volte fino a 3 /4 ore) con la conseguenza dell’abbandono dei figli a se stessi, i quali trascorrono la maggior parte della giornata sulla strada. A ciò concorre pure il sistema scolastico ritmato su turni che si alternano e lasciano scoperto molto tempo.
Molti ragazzi, soprattutto nell’età dell’adolescenza, spinti da un ozio forzato e da mancanza di luoghi di ritrovo, entrano nel giro della droga e della violenza. Sono spesso vittima di un sistema che li fa coinvolge nel vortice dello spaccio di droga, come “corrieri” pilotati dai grandi.
Numerose sono pure le ragazze che rimangono incinte a soli 13/14 anni. Alcune, inoltre, in numero sempre crescente, si danno alla prostituzione, come mezzo per sostentare la famiglia che vive nella miseria.
Relativamente allo spaccio e all’uso della droga, non conosciamo dati numerici precisi, ma possiamo identificare con facilità la sua influenza distruttrice nella vita dei giovani e delle famiglie, che finiscono per vedere in essa l'unica via di uscita da una vita di miseria e senza orizzonti.Non sono rari i casi di giovani, che non arrivano a compiere 16 anni perché assassinati (talvolta a causa di un debito di 10.000 lire!).

Pochi frequentano la scuola, quasi nessuno l'Università, e ricercano un lavoro che difficilmente trovano e che, per di più, è mal retribuito.

Si stima, infine, che il più alto tasso di disoccupazione, rispetto al numero di disoccupati della città di San Paolo (circa 1.600.000) si localizzi nelle zone periferiche come Grajaù e Cocaia.
Proprio in questa zona, dal 1995, è presente e opera la comunità religiosa delle Suore Dorotee.  

Fondazione del Centro “S. Dorotea” 

A partire dall'analisi della realtà e dalla missione educativo-pastorale dell’Istituto che ci impegna, insieme ai laici, in alcune risposte alle povertà che colpiscono in modo drammatico soprattutto le giovani generazioni, il 5 marzo 2001, la comunità delle Suore Dorotee in collaborazione con un gruppo di donne ha dato vita al Centro "Santa Dorotea”.

La spinta decisiva alla fondazione è venuta da un fatto accaduto proprio nella chiesa parrocchiale: uno dei nostri adolescenti, che faceva il “corriere” nella catena dello spaccio, è stato assassinato sul sagrato della chiesa, mentre cercava rifugio per sfuggire agli inseguitori.

Obiettivi del Centro

Il Centro “Santa Dorotea” è uno spazio educativo in cui 130 ragazzi/e, dai 10 ai 17 anni, (70 al mattino e 60 al pomeriggio) occupano il tempo libero dalla scuola in varie attività: artigianato, danza, ginnastica, capoeira, pallavolo, calcio, ricamo, uncinetto, pittura, italiano, spagnolo, inglese, sostegno scolastico.
Fino allo scorso anno funzionava in un salone affittato; grazie alla solidarietà di amici, gruppi, famiglie, scuole, parrocchie siamo riuscite ad acquistare un terreno di 5000 m² e costruire sale, refettorio, cucina, biblioteca, campo sportivo (ancora in fase di ultimazione) dove poter svolgere questo servizio più adeguatamente, aprendo le porte ad un maggior numero di ragazzi in attesa  di un posto.La finalità del Centro è di togliere i ragazzi dalla strada e dalle mani degli spacciatori e di offrire loro la possibilità di uno spazio in cui:

bulletstare insieme serenamente, realizzando attività di loro interesse;
bulletessere sostenuti e accompagnati nello studio al fine di un buon rendimento scolastico;
bulletsvolgere attività socio-educative che contribuiscono alla scoperta e valorizzazione di sé e degli altri; all’autonomia, alla solidarietà e alla convivenza civile;
bulletpartecipare alla vita della comunità locale attraverso occasioni di ritrovo con altri gruppi: scuola, catechesi, gruppo giovani;
bulletaffrontare temi e problematiche inerenti all’esperienza dell'adolescente, quali: sessualità, innamoramento, mondo del lavoro, gravidanza precoce, droga, AIDS etc. con l’aiuto e  l'orientamento di una psicologa;
bulletriflettere e impegnarsi a realizzare il proprio progetto di vita.

Gestione

Il Centro è gestito dalla comunità delle Suore Maestre di S. Dorotea, nella persona di Suor Anna Maria Di Placido, responsabile dello stesso.

Partecipazione locale

La conduzione del Centro è resa possibile grazie alla presenza di un gruppo di 25 volontari tra educatori e monitori, che si alternano durante la giornata.

Il Centro assicura ai ragazzi la colazione o la merenda (le panetterie della zona offrono il pane gratuitamente una volta alla settimana). Per il materiale necessario allo svolgimento delle attività, si conta, almeno in parte, sulla collaborazione di alcuni commercianti del quartiere, sul ricavato della vendita di alcuni oggetti fabbricati dagli stessi ragazzi e sull’aiuto di benefattori.

Funzionamento 

Il Centro funziona dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 17.30.

I ragazzi frequentano regolarmente la scuola - condizione per l’iscrizione e la partecipazione al Centro - alternandosi in turni diversi nelle scuole della zona (dalle 7 alle 11, dalle 11 alle 15, dalle 13 alle 17 o dalle 15 alle 19) e partecipano alle attività, sopra elencate, nel tempo che è loro più favorevole.

I ragazzi vivono nelle loro famiglie e per raggiungere la scuola si spostano abitualmente a piedi coprendo un percorso, che per alcuni supera i 5 Km.

Gran parte delle costruzioni in cui la famiglia abita, sono abusive. È prassi consolidata che se un migrante riesce a piantare due assi su un appezzamento di terreno, durante la notte, il giorno seguente il terreno risulta, sia pure abusivamente, di sua proprietà. Da qui il piano di costruzione veramente “selvaggio”.
Le richieste di partecipazione alla vita del Centro sono molte, ma non è possibile rispondere per la mancanza di sufficiente sussidiazione e di volontari disponibili, e in numero adeguato. Il volontariato, infatti, è un impegno abbastanza precario in un Paese provato dalla povertà e dalla miseria.

L’iniziativa avviata è solo una goccia d'acqua nell'oceano, ma ci conforta la speranza che questi  ragazzi hanno l’opportunità di vivere un’esperienza di crescita positiva e, forse, possono, essi stessi, costituire una proposta di vita alternativa a quella che “distrugge” molti loro compagni: “ragazzi della strada”.  

È il sogno che alimenta il nostro presente. E, come dice un canto brasiliano:
"Un sogno che si sogna da soli può essere una pura illusione,
 un sogno che si sogna insieme è segno di soluzione ...".

Joyce Dijkstra       il libro di Joyce
Joyce Dijkstra

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