Relazione tenuta alla Scuola di Formazione ed aggiornamento in Medicina Palliativa
svoltesi a Milano presso L'istituto Nazionale per lo Studio e La cura dei Tumori il 03.10.2003.
LE DANZE MEDITATIVE COME CURA
In un articolo del 1916, Jung definiva l'espressione corporea come uno dei modi per dare forma all'inconscio. Nella descrizione della tecnica, da lui successivamente definita immaginazione attiva, elencava diversi mezzi, tra cui la danza. In questo secolo molti danzatori - tra cui Rudolf von Laban, Trudi Schoop in America e Charlotte Querido in Olanda - hanno acquisito consapevolezza della forza curativa della danza. Nella forma della danzaterapia proposta da la Dottoressa Charlotte Querida, psichiatra, si tratta di realizzare l'essenziale dentro di sé, come profonda consapevolezza religiosa/spirituale (qualunque nome si voglia dare a questi desideri e sensazioni in tutta la loro diversità). Quando si è sperimentato qualcosa del genere, è stato fatto un passo importante sulla via della guarigione. Questa è una rilevante differenza rispetto ad altre forme di danzaterapia.
La danza in combinazione con la musica, ha un effetto molto diretto sulla psiche umana, e soprattutto su desideri e sentimenti inconsci o repressi.
Sarà così perché nella creazione tutto si muove (danza)? "Panta Rei" "tutto si muove", diceva Eraclito, già nel 500 a.C. Diceva perfino: "panta choorei", che vuol dire: "tutto danza"! Guardate, nel macrocosmo, il corso delle pianeti e delle stelle. Guardate, nel microcosmo, gli atomi, in cui gli elettroni si muovono intorno al nucleo. Non è una danza meravigliosa? Non è questo il principio di base della creazione, e non lo seguiamo noi con la danza? Nascerà da qui, dal fatto che quando danziamo tocchiamo il principio base della creazione, l'effetto curativo della danza? E il nostro essere è una particella della Creazione, così che arriviamo anche a toccarlo. Solo quando si sono sperimentate queste sensazioni, nella danza, è possibile rispondere affermativamente a queste domande.
ELABORARE LA MORTE CON LA DANZA
In genere le danze vengono viste come espressione di forza vitale. Questi tratti di vitalità si ritrovano in ogni forma di danza, da quella popolare fino ai balli da discoteca. E può sembrare paradossale che proprio il contrario della vita, cioè la morte, abbia avuto e abbia un ruolo tanto importante nella danza. Questo vale sia per la danza popolare sia per le danze rituali, ed ha il suo culmine con le "danze della morte" medievali che venivano eseguite nei cimiteri.
L'antichissimo collegamento fra la danza e la morte è solo apparentemente paradossale. Fin dall'antichità, la danza è vista come espressione del sovrumano/ultraterreno, e non c'è quindi da stupirsi che in tante culture abbia avuto e abbia un ruolo nei rituali collegati alla morte.
Danzare la morte
Spesso parole come "morte" e "lutto" sono ancora tabù: molte persone ritengono che di certe cose non si debba parlare, che porti sfortuna, si sentono a disagio o addirittura provano timore all'idea di affrontare questi argomenti.
Il lutto però è una necessità per la nostra vita, o meglio un vero e proprio privilegio, anche se questo può sembrare un termine inusuale.
In passato le cose andavano diversamente, ma da quando il tema della morte si è trasformato in un tabù, nel senso più ampio del termine, anche in rituali con cui eravamo abituati a celebrare il lutto sono in gran parte scomparsi.
Eppure il rimanere senza parole sul "dopo", il credere che tutto sia finito, ma che il distacco non sia in alcun modo superabile, non ci ha tolto la paura quotidiana della morte né della separazione. Una paura che colpisce tutti, anche le persone credenti, o comunque legate ad una tradizione che dovrebbe permettere loro di affrontare questi temi. Il fatto è che abbiamo perso la capacità di utilizzare la tradizione come guida per vivere il momento del dolore: i rituali di addio sono scomparsi, e al loro posto spesso non ci rimane altra possibilità che quella di rimuovere il dolore che stiamo provando.
Sappiamo bene però che questa non è una soluzione: il lutto, gli addii, il dolore fanno parte della vita, sono loro a darci la possibilità di ricominciare. Il lutto è una necessità che riguarda tutta la nostra persona: le sensazione, il corpo e l'intelletto.
Per esprimere il lutto c'è bisogno di spazio: lo spazio dentro di noi, lo spazio dei gesti che compiamo - i rituali del lutto; lo spazio dei gesti che compiamo; lo spazio fisico in cui ci esprimiamo - i luoghi del lutto. Mi il primo "luogo" in cui il lutto si manifesta è il nostro corpo. Ed è per questo che il movimento e le danze meditative sono un modo splendido, anche se poco conosciuto, per elaborare il lutto. Lavorare sul lutto attraverso le danze significa per me riscoprire antiche danze e rituali quasi dimenticati. Ma anche collegarmi con l'opera di Elisabeth Kuebler Ross, la psichiatra americana famosa in tutto il mondo per le sue ricerche sulla morte e per il suo lavoro con i malati terminali.
Non è facile misurare gli effetti della danza, poiché non possono essere quantificati come un qualsiasi fenomeno biologico. Entrando in gioco fattori diversi, interni ed esterni; molto dipende dallo stato d'animo di chi danza, dall'atteggiamento con cui ci si accosta a questa forma di elaborazione del lutto, dall'ambiente che si crea.
Avvicinandoci al significato profondo della danza, vediamo che si tratta di un fenomeno complesso e profondo, la cui forza va oltre il semplice movimento: il significato vero della danza sta nelle emozioni che prova un danzatore.
Un medico che aveva partecipato alle danze commentò in un'occasione: "La danza mi lascia lo spazio e il tempo di cui ho bisogno per diventare consapevole dei miei stessi pensieri, esperienze e forze, mentre le parole costringono i miei sentimenti ad incanalarsi in un direzione precisa. Dopo una danza arrivo a capire che cosa per me è veramente importante, e a questo punto trovo anche le parole per esprimerlo". Tra le diverse esperienze che le persone possono vivere, quelle vissute attraverso il movimento ci aiutano nel nostro percorso più di quelle vissute "con la testa", a livello mentale. Attraverso la danza si sviluppa un lento processo di consapevolezza, che alla fine ci porta ad avere ben chiaro in mente quello che proviamo.
IL LUTTO COME ADDIO E COME SPERANZA
La nostra vita è piena di addii, di separazioni, di perdite. Ma ricordiamo che dire addio vuol dire andare via , ma anche andare sulla nostra via, compiere il percorso che ci porta verso il nuovo. Il lutto è anche una speranza, un'occasione per dare una nuova direzione alla nostra vita.
Ogni esperienza di morte ci porta a vivere questa doppia esperienza di lasciar andare il vecchio per accostarci al nuovo. Ognuno di noi sperimenta la separazione, il dolore, la gioia, la fatica di rimettersi in piedi dopo una malattia o un trauma. Non possiamo scegliere se accettare o no la perdita o la separazione, possiamo solo decidere come affrontarla. Se riusciamo a viverla fino in fondo, possiamo sperimentarne l'effetto curativo. Se invece la respingiamo, rifiutando di accettarne l'evidenza, rischiamo di trovarci in una situazione di squilibrio.
Il lutto è un processo che ci accompagna nella vita, in risposta alla perdita, al vuoto doloroso della separazione. Dobbiamo ricordare che la vita si manifesta attraverso due forze contrapposte, il desiderio di amare e la capacità di lasciar andare.
Possiamo vivere situazioni di perdita molto diverse: dobbiamo dire addio alle persone care che ci lasciano per sempre, a persone problematiche che escono dalla nostra vita, ma anche a ideali, sogni, momenti felici, luoghi, eventi e sensazioni. Una sola cosa è certa: un giorno dovremo affrontare anche l'esperienza della nostra morte.
Non possiamo rinunciare all'esperienza del lutto, che è al tempo stesso dolorosa e curativa: un'esperienza che coinvolge l'essere umano nella sua totalità in quanto corpo e intelletto, sensazioni e sentimenti. Allo stesso modo, l'elaborazione del lutto non deve essere vissuta solo con la parola, ma con il corpo e con tutti i nostri sensi.
Tutti gli eventi passano attraverso il nostro corpo, che è lo spazio in cui mostrare il nostro lutto, ma anche lo spazio che blocca la sofferenza impedendoci di manifestarla. "Dammi il dono delle tue lacrime" scrive il poeta, "perché come posso parlare, come potrei capire se ho dimenticato come si piange?".
Il pianto è insieme espressione del dolore e fluire curativo della gioia che torna. E il movimento è il linguaggio attraverso il quale il nostro corpo si esprime: per questo danze meditative, gestualità, creatività, visualizzazione, comunicazione non verbale e simboli diventano sempre più importanti per vivere il nostro lutto.
I rituali ci aiutano a vivere il dolore, ci mostrano la strada per superare il lutto e ci danno sensazioni di sicurezza, di sostegno attraverso l'appoggio del gruppo. Ci sono diversi modi in cui i rituali del lutto possono esprimere queste emozioni. In alcuni casi, per esempio, quando si ricorre alle lamentatrici, alle prefiche, il lutto è agito da altri.
Nella tragedia Greca, seguire una rappresentazione teatrale è un modo per rivivere e superare una parte del lutto non elaborato. E' interessante notare come molti Greci si occupino di elaborazione del lutto, mostrando come questo tema sia profondamente radicato nella loro cultura. La musica Greca ha un ruolo particolarmente importante nelle danze meditative: alcune ricerche realizzate in Germania mostrano che queste musiche sono quelle più adatte a elaborare i sentimenti di lutto.
I RITUALI
Possiamo usare diversi simboli, come le rose, il pane, un sasso, l'olio, il fuoco, l'acqua: se lo comprendiamo a fondo, un vecchio rituale può acquistare un nuovo significato, aiutandoci a dare un senso a quello che ci succede. Possiamo anche creare un luogo simbolico di pellegrinaggio, un luogo interiore ed esteriore al quale attribuiamo una funzione curativa. E' questo il significato simbolico del centro attorno al quale si danza, a cui avvicinarsi per chiedere forza o per affidargli le proprie sofferenze. E muovendoci con tre passi avanti e uno indietro, come avviene in molte danze, rappresentiamo simbolicamente la progressiva elaborazione del lutto.
Ma i rituali sono solo dei ponti, che attraversano l'acqua che ci spaventa. Sta a noi decidere quando percorrere questa strada, valutando le nostre necessità ed aspettative. In ogni situazione. Ma possiamo anche chiedere aiuto alle persone del gruppo, ad una divinità o alle forze cosmiche per affrontare quello che ci fa paura. Altre volte il lutto si concentra in una singola emozione: paura, rabbia, senso di colpa che il rituale può aiutarci a lasciar andare con un sospiro. L'effetto terapeutico è inconfondibile ed immediato.
Possiamo vivere questa esperienza da soli, ma di solito la partecipazione del gruppo può rendere più efficace un rituale guidato da una persona che ha seguito un percorso personale.
Dopo un seminario, una delle persone che vi aveva partecipato disse: "Le mia mani, che ho portato come simbolo, sono state tenute". Una bella frase, che sintetizza bene il contatto, l'appoggio fisico o spirituale che si riceve dai propri compagni o da esseri spirituali.
Vorrei invitarvi quindi a lasciare spazio al lamento, all'urlo, al dolore, Nel nostro mondo, in cui siamo sempre più controllati ed abituati a trattenere le emozioni, è importante creare uno spazio protetto, come quello offerto dalla danza guidata da una terapista preparata, per elaborare le nostre emozioni.
Alla fine del video visto stamattina c'era questa poesia. Il mio amico Claudio l'ha scritta qualche tempo dopo aver perso la moglie:

LA VITA
QUANDO LA MORTE BUSSO' ALLA MIA PORTA
LA PREGAI IN GINOCCHIO DI NON ENTRARE,
MA LEI ENTRO', SENZA ESITARE.
ALTRE VOLTE IO VENNI IN QUESTA CASA
- DISSE - E SEMPRE MI ACCOGLIESTI.
VENNI VESTITA DI VERDE,
COSPARSI DI FIORI IL TUO GLICINE,
PROFUMAI IL TUO GIARDINO, LO BAGNAI DI RUGIADA,
MI CHIAMASTI NATURA.
VENNI VESTITA DI BIANCO,
FECI BRILLARE I TUOI OCCHI,
SORRIDERE TUA MOGLIE E I TUOI FIGLI,
MI CHIAMASTI LETIZIA.
VENNI VESTITA DI ROSSO,
TREMO' IL TUO CUORE, PREGASTI,
QUALCUNO ANDO' VIA, ALTRI TI DISSERO
PAROLE BUONE, MI CHIAMASTI DOLORE.
VENNI DI LUCE VESTITA
E TI SENTISTI PIU' VIVO, PIU' VERO,
TI SEMBRO' OGNI COSA PIU' CARA,
MI CHIAMASTI AMORE.
ORA, PERCHE' MI VEDI DI NERO VESTITA
CREDI CHE IO SPEZZI, INTERROMPA,
MI CREDI NEMICA DI CIO' CHE TU AMI.
NO, NON GUARDARE IL VESTITO.
NON PARLAI, LEI PRESE PER MANO
LA MIA SPOSA E SI AVVIO'.
ALLORA GRIDAI - QUAL E' IL TUO NOME? -
RISPOSE LA MORTE DI NERO VESTITA:
- IL MIO NOME E' UNO SOLO, SONO LA VITA.
Concludo questa relazione con un augurio:
danzate la vostra vita!!
Sono a vostra disposizione per ulteriori informazioni e spiegazioni.
Grazie di cuore. Un abbraccio .
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Per partecipare agli incontri di Joyce, inviate una mail a joyce@danzemeditative.com