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"Nella danza sei tu. La spiritualità e la cura nelle danze meditative"
(Il Segno dei Gabrielli Editori, 2001)

In questo libro vorrei offrirvi un viaggio, un viaggio per tutte quelle  persone che non conoscono ancora le danze meditative, ma anche per quelle che le conoscono già e che desiderano scoprire “quello che c’è dietro”.

 Vorrei iniziare questo viaggio con una poesia di Maurice Bejart

 Danzare vuol dire soprattutto
comunicare,
unirsi,
incontrarsi,
parlare con l’altro
dalla profondità del suo essere.
 

Danza è unione:
da persona a persona
da persona all’universo
da persona a Dio.

 

 

 Leggendo questa poesia, ho capito chiaramente quanto fosse importante  scrivere le mie esperienze, comunicare con le tante persone che ho conosciuto in questi anni e con cui ho avuto e ho ancora il privilegio di camminare, di danzare insieme. Spesso non rimane il tempo per spiegazioni più approfondite; c’era, e c’è, il desiderio di avere qualcosa di scritto da portare con sé, da tenere a casa per poter rileggere le frasi che  sembrano più importanti, per approfondire il lavoro fatto.

Vorrei comunicare anche con tutte quelle persone che non conosco ancora, ma che potranno conoscermi un po’ attraverso questo libro, e che a mia volta spero di "incontrare" nel "cerchio delle danza".

Ci si può incontrare senza parole, ma ad un livello più profondo, non verbale. Incontrarsi con gli occhi, con lo sguardo, con il sorriso, con un abbraccio o con le lacrime. Possiamo incontrarci a tanti livelli e la danza è uno strumento meraviglioso per realizzare un incontro personale, autentico.

 Scopritelo come lo ho scoperto io!

  Come è successo? Risaliamo a tanti anni fa. Fino quel momento per me era importante la medicina naturale: curare l’uomo in una prospettiva olistica. In questo modo pensavo di essermi realizzata, ma avevo evidentemente un altro compito nella vita. Il compito di comunicare attraverso la danza, insegnando ad altri quello che ho potuto apprendere, per permettere loro di trasmetterlo ad altre persone.

Solo adesso sono riuscita a comprendere il significato di un rito iniziatico che era stato offerto a me e mio marito da un popolo su un isola nel Pacifico, tanti anni fa. Ma andiamo con ordine. Dopo un brutto periodo in cui erano successe tante cose, una grave malattia, delusioni personali, mio marito ed io avemmo  bisogno di distaccarci dal "nostro mondo". Abbiamo viaggiato molto ed è in questo periodo che si è svolto l’incontro con quel popolo sull’isola nel Pacifico, persone che non avevano mai incontrato un uomo bianco, ma che avevano un’eccezionale conoscenza delle erbe medicinali; abbiamo anche vissuto qualche mese in un convento delle Filippine per studiare i guaritori e poi in una missione nel Nord Est della Thailandia al confine con Laos e Cambogia, dove abbiamo conosciuto e appreso le danze delle novizie.

Ma dopo questo lungo "distacco", non volevamo più allontanarci troppo da casa. Dove andare quindi? Abbiamo preso una cartina e puntato il dito “a caso”, individuando così un paesino sperduto del Sud della Germania, vicino al confine con l’Austria. Detto fatto. Arrivati lì, siamo andati a fare una passeggiata; giunti presso l’Ente turistico siamo stati attirati da un cartello: “Danzare i fiori curativi”!

Il sole splendeva nel cielo, ma dopo aver letto il cartello eravamo indecisi se continuare la nostra passeggiata o partecipare a questo incontro. In quel momento è uscita fuori una donna vestita con un splendido abito folcloristico che ci ha invitati: “venite a danzare, venite anche voi!” Per farla breve, abbiamo - sì, anche mio marito - partecipato alle danze durante tutto il fine settimana. Alla fine l’insegnante, che era Anastasia Geng, la donna delle danze dei fiori, mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto rimanere a partecipare a tutta la settimana. (Solo dopo un po’ di tempo ho saputo che questa settimana era programmata da tempo e non c’era posto per nuovi iscritti.) Ho danzato tutta la settimana, e per tutto il tempo mio marito ha cercato funghi e preparato la cena per il gruppo. Sembra un sogno che sto vivendo ancora adesso. Sono piena di gratitudine per questa “nascita” che ha arricchito la mia vita. Così coccolato, il neonato è cresciuto, è diventato un adolescente e sta ancora crescendo. Per dire la verità, non so quanti anni abbia in questo momento. Venite a conoscerlo voi stessi!

Per adesso vi invito a farlo attraverso il libro, ma vorrei invitarvi a danzare, a sperimentare, a viaggiare con me.

 Il viaggio di questo libro inizia con l’introduzione al mondo delle danze meditative. La danza meditativa è vista come via verso la consapevolezza, approfondendo il collegamento fra spazio, corpo e tempo. Non manca la descrizione delle diverse fasi dell’apprendimento delle danze meditative.

Seguono le danze liturgiche: la liturgia in movimento e la riscoperta della danza. Nel contesto religioso o liturgico la danza non è fine a se stessa, bensì un mezzo per esprimere tematiche, incontrarsi e capire i simboli. Con la danza ed il movimento i vari momenti liturgici della messa si arricchiscono di un nuovo significato. Danzando insieme, la liturgia diventa un avvenimento comune, che coinvolge tutto l’uomo, diventando un linguaggio dell’anima.

Non avrei potuto rinunciare a fornire alcuni cenni storici sulla danza, partendo dalle danze in Grecia, perché nella cultura greca la danza è uno dei valori sui quali si fonda l’esperienza dell’uomo, in rapporto con il mondo superiore delle divinità e con la realtà della vita sociale. La danza accompagna l’uomo greco in tutti i momenti della sua esistenza, mettendolo in rapporto con gli dei e gli altri uomini. Nella loro danza si rispecchiano i miti, i costumi e le credenze: descrivo qui la danza Kore, la danza dell’eterno fluire delle quattro stagioni. Danzando rievoco il grande inizio della vita, la morte e la resurrezione e faccio posto a tutto questo nella mia vita, nella mia consapevolezza.

Ci sono poi le danze nell’Egitto dei faraoni e nell’Antico Testamento. Dal salmo150 risulta che la danza è un percorso interiore che ci porta verso la radice più profonda di tutto il nostro essere, dove siamo collegati con “tutto quello che è”. Ma allo stesso tempo, questa esperienza porta il danzatore ad aprirsi verso la vita che lo circonda e lo spinge a restituire danzando quello che ha ricevuto da Dio. Si richiede all’uomo di lodare Dio nella propria totalità di corpo, mente ed anima.

Si parla anche della corrente mistica ebraica detta chassidismo, e del ruolo della danza nel Cristianesimo, dalla tradizione della Chiesa africana alle danze del XX secolo.

Nel capitolo “Danzare gli elementi della natura: San Francesco d’Assisi” vorrei tanto trasmettervi il mio collegamento con San Francesco, e l’amore che provo per la natura. E’ ciò che cerco di fare nelle giornate di danza che organizzo periodicamente dedicate al “Cantico delle creature”: i celebri versi di San Francesco ai nostri giorni sembrano assumere un valore di messaggio per la salvezza del pianeta, insidiato dalla minaccia del degrado ecologico. E di fronte a questa minaccia che insidia la sopravvivenza stessa dell’uomo, oggi siamo, forse, più disponibili all’ascolto del messaggio di Francesco. In questo capitolo descrivo la danza del sole, della luna e la danza dedicata a San Francesco, Fratello Sole.

Nel capitolo che segue si parla dei simboli. Nella danza meditativa usiamo simboli, come il cerchio – le danze meditative sono in cerchio - il labirinto, la croce. Quando lavoriamo con questi antichi simboli, liberiamo il loro potenziale spirituale, la loro energia. E, come le danze, i simboli possono avere su diverse persone un effetto molto differente, perché le nostre esperienze sono individuali. Può quindi essere che altri, che seguono con noi un simbolo, vivano esperienze diverse dalle nostre, qualche volta anche opposte. Il simbolo contiene tutta la verità, non solo la parte che vedo o che voglio vedere. E’ molto bello vivere il linguaggio profondamente curativo ed olistico delle danze. Quest’ultima riflessione  ci porta direttamente al capitolo successivo dedicato alle danze meditative come cura: in un articolo del 1916, Jung definiva l’espressione corporea come uno dei modi per dare forma all’inconscio. In questo secolo molti danzatori hanno acquisito consapevolezza della forza curativa della danza, apprezzando le danze in cerchio principalmente come un’esperienza non-verbale. Possiamo leggere in questo capitolo - in cui si parla anche delle danze collegate ai fiori di Bach - un esempio relativo all’elaborazione del lutto attraverso la danza. 

Le pagine dedicate al tema del Padre Nostro ed i Chakra costituiscono quasi un libro a sé, ispirato al pensiero di Arnold Bittlinger, che ho incontrato personalmente e che ha svolto ricerche sulla preghiera del Padre Nostro, letta in modo inusuale, partendo dalla fine.

Si inizia con una breve spiegazione sui chakra, detti anche “loto”, e con la descrizione della bellissima danza del fior di loto.

Troviamo di seguito le frasi del Padre Nostro: ognuna di esse è abbinata ad un chakra e ad una meditazione. E’ descritta anche una bellissima gestualità sulle parole del Padre Nostro. Un pregare con tutto il nostro essere che vi invito a provare!

Il percorso vero e proprio inizia con il capitolo “Non posso sedermi, perché la mia anima danza”. E’ un invito a danzare le danze meditative, in appoggio alla meditazione dei chakra sul Padre Nostro: un percorso che non si basa sulle danze liturgiche in stretta relazione con la preghiera al Padre Nostro, ma sulla relazione dei chakra con i quattro elementi e con i simboli. 

Chi si apre a queste meditazioni, si mette su una via, e questa via inizia con un primo passo. Ti invito a danzare, a sentire, a leggere, a gustare. Cammina, danza sulla tua via della vita. Vieni, danziamo insieme...

Joyce Dijkstra
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