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Sono stata invitata in Brasile per insegnare una prima volta nel 1995, dopo un incontro "casuale" avvenuto a Como, con una signora brasiliana, durante una giornata promossa dall'Unicef. Con il passare del tempo sono stata sempre più catturata da questo paese enorme con problemi sociali grandissimi. Adesso condivido ogni anno le danze in varie città per dare la possibilità alle persone che seguono questi incontri di inserirle nei loro progetti sociali. Viaggio tanto insieme a mio marito Aldo, vedo tanto, vorremmo essere d'aiuto anche se siamo consapevoli che quello che possiamo dare come singoli è solo una goccia nel mare.

Se volete sapere di più sui progetti potete sempre scriverci: joyce@danzemeditative.com.

Per il 2008:
Portare le danze e la solidarietà IN AMAZZONIA (Brasile)

Fra qualche settimana la nostra partenza per il Brasile ed anche questa volta il nostro viaggio ci porterà a Sao Paolo da Suor Paola e le consorelle delle Suore Dorotee.
Dopo un po’ di giorni la partenza per l'Amazzonia. Non ho idea quanti di voi possano conoscere un po’ del Brasile e quanti siano stati in Amazzonia. Vi posso assicurare che sono viaggi lunghi, lunghi, non privi di pericoli. Nell’Amazzonia non ci sono leggi, vale la legge del più forte.
L’Amazzonia però è il polmone della terra, ci ha donato tantissimi medicinali perché molti ricercatori si sono impegnati a riscoprire le tradizioni mediche degli indigeni cercando piante che hanno un effetto terapeutico. Con le danze possiamo essere noi a donare qualcosa alle persone dell’Amazzonia (in chiusura dell’articolo troverete qualche notizia sull’Amazzonia).

Dove andremo:
mio marito, Aldo, ed io partiremo il 25 novembre 2008 per il Sud America. Da San Paolo voleremo per 4 ore fino ad arrivare nel cuore del Brasile, nel cuore dell’Amazzonia (Il Brasile è grandissimo!). Da Manaus dovremo poi raggiungere Parintins: sarebbe ad un’ora di aereo da Manaus, ma l’aeroporto è in ricostruzione, quindi non possiamo che utilizzare una barca, e sono 26 ore di navigazione fino a Parintins e dopo ancora 4 ore con una barca più piccola. Fino a raggiungere il villaggio situato su un fiume che sembra un mare, perché è largo 9 chilometri!!
E’ stato una capo infermiera che ci ha pregato già da un anno di andare da loro. Per noi significa 5 giorni di viaggio (dall’Italia), ma vuol dire anche avere un contatto diretto con loro, portare le danze dei fiori di Bach da utilizzare durante l’anno per sostenere le persone, per aiutarle a credere di più nella loro forza. Vuol dire le danze nella messa di Natale, vuol dire danzare con i bimbi, vuol dire sorrisi, vuol dire anche stanchezza, ma la gioia la fa sparire.
Vuol dire donare le danze dei fiori di Bach in una regione dove non sarebbero mai arrivate, dove
non c’è l’abbondanza, dove niente è dovuto, dove niente è certo.

Questa infermiera, Antonella, che ha già seguito molti corsi e utilizza anche i fiori di Bach è responsabile di un grande “posto di salute” un’infermeria che aiuta quanti non possono fare ore e ore di barca per andare in un ospedale. E spostandosi con la barca Antonella visita i paesini vicini per aiutare le persone, rispondere alle loro domande ed assisterle. Mi racconta di donne che non vedono ragioni di vita, di ragazzine (ma sarebbe meglio dire bambine) di 12 anni che hanno un bambino, perché questo è il loro scopo della vita in questo momento, anche se non hanno niente per curarlo e allevarlo, se non di tante speranze e di tante paure.

DANZE MEDITATIVE, DANZE SACRE vuol dire anche solidarietà, vuol dire anche condividere con amore, con il tocco, l’espressione del collegamento con la vita in tutte le sue forme: e donare dei sorrisi, dal nostro mondo così poco tollerante, dove noi viviamo con supermercati pieni di cose.

Che ogni lavoro, ogni azione possano irradiare amore e benedizione.
Che ogni attimo possa percepire la bellezza e sacralità della vita e contemporaneamente
Irradiarla.
Che ogni colloquio possa essere costruttivo e portare alla compassione e collegamento.
Che la terra possa essere benedetta e che ogni passo su questa terra possa contribuire alla
Guarigione del tutto.


Il nostro ritorno in Italia sarà per il 15 gennaio 2009.
Vuoi sapere di più? Contattaci.
Diamo volentieri ulteriori spiegazioni o informazioni.


Io e Aldo all'inizio del 2008 siamo stati in Brasile ed in Cile. Carichi di sacchi di vestiti, giochi, penne etc. Abbiamo rivisto Suor Paola Grignani, la comunità, il centro dei giovani e ci sono stati tanti incontri, ma anche tante danze con i giovani, e anche con le donne della favela.

Ricordateci nelle vostre preghiere.


Punti di luce nel 2007:

sono felice di potervi raccontare quello che abbiamo potuto realizzare per i progetti che stiamo sostenendo in Brasile. Anche se siamo consapevoli che si tratta solo di piccole gocce in questo oceano di bisogno.

Sono partita con Aldo nel mese di Agosto per portare tanti vestiti, penne colorate, saponette, creme ed altro ad un progetto nella favela di Recife (NordEst del Brasile), una città violentissima. E’ stata una grande gioia vedere il sorriso dei bambini e la felicità dei volontari, condividere, portare un sorriso per un attimo a tanti che non vedono una via di uscita.

E’ difficile descrivere un luogo dove una ragazzina di 15 anni è per strada con il suo neonato, senza avere niente da mangiare per sé stessa e per lui. Dove i tassisti cercano ragazzine e ragazzini per “soddisfare” sessualmente i turisti che arrivano dall’Europa. Con la consapevolezza che una ragazzina vendendo il suo corpo sostiene tutta la famiglia.

La lista di cose di cui dobbiamo essere consapevoli sarebbe ancora lunga, ma non vi voglio annoiare.

Euro 1.400 - sono stati consegnati (grazie soprattutto al prezioso aiuto di Paola della Toscana) nel mese di Ottobre alle Suore Dorotee, per il progetto di Sao Paulo. Avete già potuto leggere sul sito dei dettagli su questo progetto per il quale abbiamo già raccolto soldi negli anni passati. Suor Paola Grignani mi ha telefonato subito dopo aver saputo del versamento. Era esattamente la cifra che serviva per la casa di accoglienza, per i giovani.

MILANO, II domenica di Avvento 2007. Già da diversi anni questa è la giornata di beneficenza dedicata ad un progetto. Questa volta abbiamo scelto due progetti dei Missionari Saveriani in Amazzonia, Brasile, a favore del popolo indio Kayapò che con le danze cadenza gli avvenimenti fondamentali della vita. Era un bel modo per collegarci con loro in una domenica prima di Natale. E’ bello anche il collegamento con i Saveriani, perché tanti di voi hanno partecipato ai miei seminari a Tavernerio, la loro casa. E’ un segnale di solidarietà.

Euro 1.000 - sono andati al progetto di Padre Ferdinando Vignato (in Brasile dal 1982), che abbiamo incontrato a Tavernerio. Lui vive e lavora in Amazzonia e per dare una possibilità di lavoro ha fondato il progetto: UNA COOPERATIVA DI PICCOLI AGRICOLTORI.

Il loro lavoro in questo momento è la coltivazione degli anacardi e la preparazione di succhi e dolci da questi frutti.

Euro 1.180 - sono andati al progetto UNA CAMIONETTA PER I KAYAPO’.

Padre Renato Trevisan, che conosco personalmente, vive con gli Indios Kayapò da tanti anni. Quando il meccanico dopo aver esaminato il pick up ha emesso la sentenza:”E’ inutile cercare di ripararla” ho chiesto aiuto In Italia per la raccolta dei soldi per acquistare un nuovo mezzo.

Per i missionari che lavorano tra gli indio Kayapò, nella foresta amazzonica, la camionetta vale proprio tanto. Le distanze sono immense e le strade massacranti, e loro non possono fare a meno di un mezzo per garantire i mille piccoli servizi, spesso urgenti, destinati alle mamme a ai bambini indio tra i quali vivono. Il costo di una camionetta del tipo “Mitzubishi”, acquistato in Brasile, si aggira sui 25 – 30 mila euro.

Loro hanno scritto:

“se riusciremo a rimetterci in movimento, non viaggeremo mai da soli. E anche quando la camionetta sarà stracarica di indio kayapò, ci sarà posto per tutti voi amici e amiche, che ci avete dato... ”una spinta”! A nome della comunità Saveriana che lavora nella pastorale indigena di Redençao, vi ringrazio.

Euro 200 - sono andati inoltre alle Suore di Maria Consolatrice che ci hanno ospitato a Milano nella loro casa dove accolgono le missionarie che lavorano soprattutto vicino il confine con l’Argentina.

A Foz da Iquaçu, le famossissime cascate. Splendide veramente.

 

Ogni anno organizzo una giornata di danza i cui proventi sono destinati ad un progetto. Il 10 Dicembre 2006, a Milano sono stati raccolti fondi destinati al progetto di cui potete leggere qui di seguito, sviluppato in una delle favelas più violente di Sao Paolo.

Il Centro educativo "Santa Dorotea" è situato nel quartiere Parque Residencial Cocaia (zona di Graja) alla periferia sud di San Paolo del Brasile: una zona molto povera e con un alto indice di criminalità e di violenza. Le famiglie, per la maggior parte migranti da altri stati, per lo più dal nord-est, hanno un elevato numero di figli e la condizione, per se stessa precaria, è ulteriormente appesantita dal reddito molto basso. Tantissimi i casi in cui la mamma è capo-famiglia, per l'assenza della figura del padre. La maggioranza delle donne (l'80% circa), costrette al lavoro fuori casa, impiega molto tempo per lo spostamento al luogo del lavoro (a volte fino a 3 /4 ore) con la conseguenza dell'abbandono dei figli a se stessi, i quali trascorrono la maggior parte della giornata sulla strada. A ciò concorre pure il sistema scolastico ritmato su turni che si alternano e lasciano scoperto molto tempo. Molti ragazzi, soprattutto nell'età dell'adolescenza, spinti da un ozio forzato e da mancanza di luoghi di ritrovo, entrano nel giro della droga e della violenza. Sono spesso vittima di un sistema che li fa coinvolge nel vortice dello spaccio di droga, come "corrieri" pilotati dai grandi. Numerose sono pure le ragazze che rimangono incinte a soli 13/14 anni. Alcune, inoltre, in numero sempre crescente, si danno alla prostituzione, come mezzo per sostentare la famiglia che vive nella miseria.

Relativamente allo spaccio e all'uso della droga, non conosciamo dati numerici precisi, ma possiamo identificare con facilità la sua influenza distruttrice nella vita dei giovani e delle famiglie, che finiscono per vedere in essa l'unica via di uscita da una vita di miseria e senza orizzonti. Non sono rari i casi di giovani, che non arrivano a compiere 16 anni perchè assassinati (talvolta a causa di un debito di 10.000 lire!). Pochi frequentano la scuola, quasi nessuno l'Università, e ricercano un lavoro che difficilmente trovano e che, per di più, è mal retribuito. Si stima, infine, che il più alto tasso di disoccupazione, rispetto al numero di disoccupati della città di San Paolo (circa 1.600.000) si localizzi nelle zone periferiche come Graja e Cocaia. Proprio in questa zona, dal 1995, è presente e opera la comunità religiosa delle Suore Dorotee.

Fondazione del Centro “S. Dorotea”
A partire dall'analisi della realtà e dalla missione educativo-pastorale dell'Istituto che ci impegna, insieme ai laici, in alcune risposte alle povertà che colpiscono in modo drammatico soprattutto le giovani generazioni, il 5 marzo 2001, la comunità delle Suore Dorotee in collaborazione con un gruppo di donne ha dato vita al Centro "Santa Dorotea". La spinta decisiva alla fondazione è venuta da un fatto accaduto proprio nella chiesa parrocchiale: uno dei nostri adolescenti, che faceva il "corriere" nella catena dello spaccio, è stato assassinato sul sagrato della chiesa, mentre cercava rifugio per sfuggire agli inseguitori.

 

Obiettivi del Centro
Il Centro "Santa Dorotea" è uno spazio educativo in cui 130 ragazzi/e, dai 10 ai 17 anni, (70 al mattino e 60 al pomeriggio) occupano il tempo libero dalla scuola in varie attività: artigianato, danza, ginnastica, capoeira, pallavolo, calcio, ricamo, uncinetto, pittura, italiano, spagnolo, inglese, sostegno scolastico. Fino allo scorso anno funzionava in un salone affittato; grazie alla solidarietà di amici, gruppi, famiglie, scuole, parrocchie siamo riuscite ad acquistare un terreno di 5000 mÓ e costruire sale, refettorio, cucina, biblioteca, campo sportivo (ancora in fase di ultimazione) dove poter svolgere questo servizio più adeguatamente, aprendo le porte ad un maggior numero di ragazzi in attesa di un posto. La finalità del Centro è di togliere i ragazzi dalla strada e dalle mani degli spacciatori e di offrire loro la possibilità di uno spazio in cui:

  • stare insieme serenamente, realizzando attività di loro interesse;
  • essere sostenuti e accompagnati nello studio al fine di un buon rendimento scolastico;
  • svolgere attività socio-educative che contribuiscono alla scoperta e valorizzazione;
  • all'autonomia, alla solidarietà e alla convivenza civile;
  • partecipare alla vita della comunità locale attraverso occasioni di ritrovo con altri gruppi: scuola, catechesi, gruppo giovani;
  • affrontare temi e problematiche inerenti all'esperienza dell'adolescente, quali: sessualità, innamoramento, mondo del lavoro, gravidanza precoce, droga, AIDS etc. con l'aiuto e l'orientamento di una psicologa;
  • riflettere e impegnarsi a realizzare il proprio progetto di vita.

Gestione
Il Centro è gestito dalla comunità delle Suore Maestre di S. Dorotea, nella persona di Suor Anna Maria Di Placido, responsabile dello stesso.

Partecipazione locale
La conduzione del Centro è resa possibile grazie alla presenza di un gruppo di 25 volontari tra educatori e monitori, che si alternano durante la giornata. Il Centro assicura ai ragazzi la colazione o la merenda (le panetterie della zona offrono il pane gratuitamente una volta alla settimana). Per il materiale necessario allo svolgimento delle attività, si conta, almeno in parte, sulla collaborazione di alcuni commercianti del quartiere, sul ricavato della vendita di alcuni oggetti fabbricati dagli stessi ragazzi e sull'aiuto di benefattori.

Funzionamento 
Il Centro funziona dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 17.30.


I ragazzi frequentano regolarmente la scuola - condizione per l'iscrizione e la partecipazione al Centro - alternandosi in turni diversi nelle scuole della zona (dalle 7 alle 11, dalle 11 alle 15, dalle 13 alle 17 o dalle 15 alle 19) e partecipano alle attività, sopra elencate, nel tempo che è loro più favorevole. I ragazzi vivono nelle loro famiglie e per raggiungere la scuola si spostano abitualmente a piedi coprendo un percorso, che per alcuni supera i 5 Km. Gran parte delle costruzioni in cui la famiglia abita, sono abusive. E' prassi consolidata che se un migrante riesce a piantare due assi su un appezzamento di terreno, durante la notte, il giorno seguente il terreno risulta, sia pure abusivamente, di sua proprietà. Da qui il piano di costruzione veramente "selvaggio". Le richieste di partecipazione alla vita del Centro sono molte, ma non è possibile rispondere per la mancanza di sufficiente sussidiazione e di volontari disponibili, e in numero adeguato. Il volontariato, infatti, è un impegno abbastanza precario in un Paese provato dalla povertà e dalla miseria.

L’iniziativa avviata è solo una goccia d'acqua nell'oceano, ma ci conforta la speranza che questi ragazzi hanno l’opportunità di vivere un’esperienza di crescita positiva e, forse, possono, essi stessi, costituire una proposta di vita alternativa a quella che “distrugge” molti loro compagni: “ragazzi della strada”.  

È il sogno che alimenta il nostro presente. E, come dice un canto brasiliano:
"Un sogno che si sogna da soli può essere una pura illusione,
 un sogno che si sogna insieme è segno di soluzione...".

 

 

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